Praticare il quotidiano Di Laura Vecere

Estratto dal testo di Laura Vecere scritto in occasione della mostra Praticare il quotidiano,
Castello Aldobrandesco, Arcidosso (AR) Galleria La Corte, Firenze, 2003

 

Praticare il quotidiano
Di Laura Vecere

 

Nella cornice c’è un ritratto, anzi un autoritratto, in cui non permane la fissità del rappresentato, summa fisico-spirituale che raccoglie passato, presente e futuro di un individuo, quanto piuttosto un trascolorare in dissolvenza in un altro sé, poi in un altro sé e poi in un altro sé ancore e così via, in numero di sette, sempre uguale e sempre diverso. L’immagine è cangiante: sempre lo stesso soggetto ripreso in scenari, in attitudini, e in abiti diversi. Che cosa ne è del ritratto? Non è più la parabola del tempo compiuto, bensì un porsi in parallelo di tempi, un dispiegarsi di un fascio di possibilità. Nato come divertimento e auto-rappresentazione, sorta di teatro privato, utilizzando furtivamente set fotografici predisposti per la pubblicità, il gioco si traduce in interrogazione. Quale di questi è quello vero? Chi si nasconde tra questi soggetti ora idilliaci, ora straniati, ora ironici? Non è l’altro, il fuori di sé, ma una identità sfuggente che bisogna cercare per giungere a trovare chi si nasconde sotto no-one

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